{"id":3902,"date":"2023-05-22T09:34:26","date_gmt":"2023-05-22T08:34:26","guid":{"rendered":"https:\/\/ereb.eu\/?page_id=3902"},"modified":"2024-06-06T18:17:31","modified_gmt":"2024-06-06T17:17:31","slug":"il-nostro-manifesto","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ereb.eu\/it\/il-nostro-manifesto\/","title":{"rendered":"Il nostro manifesto"},"content":{"rendered":"<h3>Per un giornalismo europeo pi\u00f9 umano<\/h3>\n<p>Siamo onesti: ormai non si sa pi\u00f9 bene cosa voglia dire \u201cessere europei\u201d. Per molti, questa parola evoca noia, freddezza e lontananza. E per una buona ragione: nelle tavole rotonde o nei programmi speciali, le nostre passioni e preoccupazioni raramente trovano spazio. Eppure, dalle strade di Bucarest a quelle di Porto o Atene, dalla campagna lettone alle coste del Mediterraneo, i nostri destini sono uniti. Gli stessi problemi legati al clima, all\u2019esilio, all\u2019identit\u00e0 e alla giustizia sociale ci accomunano. La stessa urgenza ci anima. E sappiamo che ogni giorno, ai quattro angoli d&#8217;Europa, all&#8217;ombra di Bruxelles e delle potenze industriali o finanziarie, le persone agiscono, lottano, provano, falliscono, ci riprovano, reinventano il nostro continente e dimostrano che altre strade sono possibili.<\/p>\n<p>\u00c8 per portare le loro storie oltre i confini dei loro Paesi che <em>ereb<\/em> \u00e8 nato nel 2021. Per seguire la fuga di 8.200 chilometri dalla Bielorussia di Svetlana; per ascoltare Ricard e i suoi sogni di indipendenza; per sentire la rabbia di Giannis contro i poliziotti che hanno ucciso suo figlio; per seguire i passi decisi di Gaetano, custode della foresta della sua infanzia; per leggere negli occhi di Kristine sia la solitudine dei giorni successivi al suo stupro, nella terra dell&#8217;uguaglianza di genere, sia la sua determinazione a cambiare il sistema giudiziario. Far conoscere queste storie significa restituire potere ai loro protagonisti e metterli in contatto con chi le scopre. Significa disegnare un volto pi\u00f9 autentico del nostro continente. Significa lottare contro la rassegnazione e impegnarsi per un&#8217;Europa pi\u00f9 unita, rappresentativa e inclusiva.<\/p>\n<h3><b>Un&#8217;Europa di esperienze<\/b><\/h3>\n<p>In <em>ereb<\/em> pratichiamo un giornalismo intimo. Crediamo che siano le piccole storie a plasmare quelle grandi, che il personale sia politico e che meriti tutta la nostra attenzione di giornalisti. Per questo vediamo questo mezzo di comunicazione come una porta d&#8217;accesso all&#8217;intimit\u00e0 delle notizie europee, che ci piace soprannominare &#8220;l&#8217;Europa del vissuto&#8221;. Il punto di partenza di uno dei nostri reportage scritti, fotografici o video, o di una newsletter, sono sempre i fatti, ma soprattutto le persone. Lasciamo i freddi corridoi di Bruxelles e i numeri grezzi dei rapporti agli esperti delle istituzioni europee per concentrarci sulle persone coinvolte nel vortice degli eventi in tutto il nostro continente. Crediamo che siano le loro esperienze a creare le buone storie, quelle che stimolano, arricchiscono, scioccano, sconvolgono, ispirano e spingono all&#8217;azione.<\/p>\n<h3><b>Transfrontaliero e poliglotta<\/b><\/h3>\n<p>Per i Fenici, &#8220;<em>ereb<\/em>&#8221; significava il luogo dove tramonta il sole, l&#8217;area geografica al di l\u00e0 del Bosforo: l&#8217;Europa. \u00c8 questo spazio all&#8217;incrocio tra le terre del continente e il Mar Mediterraneo, frutto di una storia umana in movimento, ricca e complessa, che <em>ereb<\/em> vuole raccontare oggi. Le nostre produzioni giornalistiche attraversano i confini, cos\u00ec come hanno fatto i 17 milioni di europei che vivono al di fuori del loro Paese di nascita. Confini geografici, politici, ma anche linguistici. Per mettere in contatto gli europei nel modo in cui vogliamo e rappresentarli nella loro diversit\u00e0, non possiamo limitarci a una sola lingua. Limitarci a una sola lingua significherebbe ridurre la nostra immaginazione a un solo volto. Tutte le nostre produzioni &#8211; frutto del lavoro comune di giornalisti di diverse nazionalit\u00e0 e provenienze &#8211; sono quindi disponibili in francese, inglese e italiano.<\/p>\n<h3><b>Giornalismo impegnato<\/b><\/h3>\n<p>Abbiamo creato <em>ereb<\/em> perch\u00e9 sognavamo un media europeo all&#8217;altezza delle sfide che dobbiamo affrontare. <em>ereb<\/em> \u00e8 un media impegnato nella scelta dei temi &#8211; giustizia sociale, emergenza ambientale, identit\u00e0 ed esilio &#8211; ma onesto e serio nel modo in cui li affronta. Non ci paracadutiamo in un luogo per la durata di un reportage, ma ci avvaliamo di giornalisti affermati che conoscono l&#8217;argomento e il territorio. Abbiamo scelto un ritmo di produzione lento per avere sempre il tempo di immergerci nella realt\u00e0 quotidiana e di verificare tutte le informazioni prima di pubblicarle. Il nostro lavoro giornalistico \u00e8 anche a lungo termine. Una volta trattata una storia, non la lasciamo da parte, ma torniamo ad occuparcene per seguirne l&#8217;evoluzione. Il modello aziendale diversificato e la governance cooperativa che abbiamo messo in atto ci permettono di svolgere questo lavoro in modo indipendente, dalla scelta degli argomenti al loro trattamento.<\/p>\n<h3><b>Impresa collettiva<\/b><\/h3>\n<p><em>ereb<\/em> \u00e8 pi\u00f9 di un media, \u00e8 anche una comunit\u00e0 di cittadini che vogliono essere coinvolti in ci\u00f2 che leggono. Le persone che hanno aderito al nostro programma di iscrizione a pagamento, i nostri membri come li chiamiamo noi, sono al centro della produzione editoriale, poich\u00e9 partecipano ogni mese alla selezione dei prossimi reportage. Ci affidiamo all&#8217;intelligenza collettiva e alla curiosit\u00e0 dei nostri membri per guidarci.\u00a0 Insieme decidiamo cosa \u00e8 importante inserire nell&#8217;agenda dei media. Insieme sperimentiamo un modo diverso di fare giornalismo.<\/p>\n<p>In <em>ereb<\/em>, \u201ccollaborazione\u201d \u00e8 la parola d&#8217;ordine a tutti i livelli. Nelle nostre pratiche editoriali: i nostri reporter lavorano in coppia e i loro articoli sono sempre arricchiti da un occhio esterno per incrociare i punti di vista sullo stesso argomento. Nel rapporto con voi, il nostro pubblico: la redazione si nutre continuamente delle opinioni e delle idee dei nostri soci, li incontra regolarmente.<\/p>\n<p>Come potete vedere, non abbiamo paura di sperimentare e crediamo nel potere del collettivo. D&#8217;altro canto, sappiamo che non \u00e8 possibile produrre giornalismo europeo di qualit\u00e0 senza membri disposti a seguirci e a sostenerci.<\/p>\n<p><i><\/i><i>iscriviti alla nostra <a href=\"https:\/\/ereb.us1.list-manage.com\/subscribe?u=560460a64cef472498f963bbc&amp;id=d2dafc3567\">newsletter<\/a> e connettiti con altri destini europei; <\/i><i><br \/>\n<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Il team di <em>ereb<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"ConnectiveDocSignExtentionInstalled\" data-extension-version=\"1.0.4\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per un giornalismo europeo pi\u00f9 umano Siamo onesti: ormai non si sa pi\u00f9 bene cosa voglia dire \u201cessere europei\u201d. Per molti, questa parola evoca noia, freddezza e lontananza. E per una buona ragione: nelle tavole rotonde o nei programmi speciali, le nostre passioni e preoccupazioni raramente trovano spazio. 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